Pitina IGP
Nata in Val Tramontina, Val Colvera e Valcellina per conservare carne di pecora, capra o selvaggina dove mancava il sale. Si trita col lardo, si forma a palla, si passa nella farina di mais e si affumica sopra il focolare.
Nelle valli del Pordenonese pecora e capra diventano pitina: polpette impanate nella farina di mais e affumicate con legno di ginepro.
Nata in Val Tramontina, Val Colvera e Valcellina per conservare carne di pecora, capra o selvaggina dove mancava il sale. Si trita col lardo, si forma a palla, si passa nella farina di mais e si affumica sopra il focolare.
Prende il nome dalla Val d'Arzino, fra Clauzetto e Vito d'Asio. Le forme maturano immerse nella salmuerie, una salamoia di latte, panna e sale rinnovata di continuo, che rende la pasta cremosa e piccante.
Cipolla rossa appiattita coltivata sui terrazzi ghiaiosi ai piedi delle Prealpi Carniche. Si conserva in trecce e si cuoce intera sotto la cenere.
La denominazione più estesa della regione, sui ghiaioni depositati da Tagliamento e Meduna. Il drenaggio rapido e l'escursione termica danno bianchi asciutti e Refosco meno pesante di quello del Collio.
Salame fresco cotto in padella coperto di aceto di vino, servito bollente sulla polenta. Piatto della pianura pordenonese, nato quando il salame giovane andava consumato prima che irrancidisse.
Il Friuli-Venezia Giulia tiene insieme tre cucine in un territorio piccolo: quella alpina della Carnia, con frico e cjarsons; quella friulana di pianura, del prosciutto di San Daniele e del Montasio; e quella di Trieste, austro-ungarica e slovena, fatta di gulasch, jota e prosciutto cotto nel pane.