Rosa di Gorizia
Radicchio rosso che si apre a bocciolo di rosa, coltivato in pochi orti tra Gorizia, San Floriano e Mossa. Si raccoglie in pieno inverno scavando la radice, si pulisce a coltello e si mangia crudo con uovo sodo e pancetta.
A Grado il boreto si fa senza pomodoro, solo aceto e pepe; a Oslavia la ribolla fermenta sulle bucce per mesi.
Radicchio rosso che si apre a bocciolo di rosa, coltivato in pochi orti tra Gorizia, San Floriano e Mossa. Si raccoglie in pieno inverno scavando la radice, si pulisce a coltello e si mangia crudo con uovo sodo e pancetta.
Il pesce dei casoni di Grado cotto in tegame con olio, aglio, aceto e una quantità di pepe nero che sarebbe eccessiva altrove. Niente pomodoro, niente erbe: si accompagna con la polenta bianca di mais biancoperla.
Uva bianca del Collio lasciata fermentare a contatto con le bucce per settimane o mesi, in tini di rovere o anfore interrate, nei vigneti di Oslavia sopra Gorizia. Il vino esce ambrato e tannico.
Cresce sotto la sabbia delle terre bonificate di Fossalon di Grado, tra la laguna e la foce dell'Isonzo. Si taglia prima che il turione veda la luce, per questo resta bianco e senza filamenti.
Il Friuli-Venezia Giulia tiene insieme tre cucine in un territorio piccolo: quella alpina della Carnia, con frico e cjarsons; quella friulana di pianura, del prosciutto di San Daniele e del Montasio; e quella di Trieste, austro-ungarica e slovena, fatta di gulasch, jota e prosciutto cotto nel pane.