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Toscana

Scottiglia

Umido di almeno cinque carni diverse cotte nella stessa pentola con vino rosso, pomodoro e odori, servito su pane abbrustolito strofinato d'aglio. Il punto critico è l'ordine di ingresso delle carni: buttarle insieme significa avere il manzo crudo quando il pollo è già sfibrato.

6 porzionipreparazione 30 mincottura 135 min

La scottiglia è un piatto di condivisione forzata. Nasce nelle Colline Metallifere e nel Casentino, fra Chiusdino, Montieri, Radicondoli e le valli aretine, dove boscaioli, carbonai e cacciatori passavano giorni lontano da casa e mettevano insieme quel che ciascuno aveva: un pezzo di pollo, un coniglio, qualche costina, la carne dura del vecchio manzo, un piccione. Tutto finiva nello stesso paiolo sul fuoco, con il vino e gli odori dell'orto, e si mangiava con il pane raffermo. Il nome viene dallo scottare le carni nel soffritto, e la definizione popolare, cacciucco di carne, dice l'essenziale: come il cacciucco livornese pretende almeno cinque pesci, la scottiglia pretende almeno cinque carni. Chiusdino le dedica una sagra da decenni, e la regola delle cinque carni è la prima cosa che ti dicono.

La versione giusta si riconosce da tre scelte. Le carni vanno con l'osso e tagliate piccole, in pezzi da cinque-sei centimetri: l'osso cede collagene e il sugo diventa denso senza farina né amidi. Le carni entrano in tempi diversi, dalle più dure alle più tenere, con almeno quaranta minuti di scarto fra manzo e pollo. E il pomodoro resta un accento: nella versione più antica non c'era affatto, e anche oggi la scottiglia non deve virare al rosso da spezzatino ma restare bruna, con il colore che viene dalla rosolatura e dal vino ridotto. Il pane abbrustolito e strofinato con l'aglio si mette sul fondo della scodella e il sugo lo bagna; non è una guarnizione, è la parte che una volta faceva da piatto.

Ingredienti

  • Muscolo o cappello del prete di manzo, a pezzi con l'osso350 g
  • Spalla o collo d'agnello, a pezzi350 g
  • Coppa o costine di maiale300 g
  • Cosce e sovracosce di pollo, tagliate a metà350 g
  • Coniglio a pezzi350 g
  • Faraona o piccione a pezzi (facoltativo, la quinta o sesta carne)300 g
  • Cipolla dorata2 (300 g)
  • Carota1
  • Sedano2 coste
  • Aglio3 spicchi
  • Peperoncino fresco1
  • Salvia8 foglie
  • Rosmarino2 rametti
  • Vino rosso toscano corposo (Chianti)350 ml
  • Passata di pomodoro400 g
  • Brodo di carne caldo500 ml
  • Olio extravergine d'oliva toscano8 cucchiai
  • Pane toscano raffermo6 fette spesse
  • Sale e pepe neroq.b.

Procedimento

  1. 01Chiedi al macellaio carni con l'osso e falle tagliare in pezzi da 5-6 cm. Asciugale bene con carta da cucina: la carne umida in padella lessa invece di rosolare, e senza rosolatura il sugo resta pallido e piatto. Tienile separate per tipo.
  2. 02Trita finemente cipolle, carota e sedano. In un tegame largo di coccio o ghisa scalda 6 cucchiai d'olio e fai appassire il trito con gli spicchi d'aglio schiacciati, il peperoncino e gli aromi legati in mazzetto, a fuoco medio-basso per 12-15 minuti, finché la cipolla non è dorata e dolce.
  3. 03Nel frattempo, in una padella a parte con 2 cucchiai d'olio, rosola le carni a fuoco alto una tipologia alla volta, senza affollare la padella: 3-4 minuti per lato, fino a una crosta bruna. Sala solo dopo la rosolatura. Trasferisci ogni carne rosolata in un piatto, tenendola separata.
  4. 04Deglassa la padella della rosolatura con un bicchiere di vino, staccando il fondo con il cucchiaio di legno, e versa tutto nel tegame del soffritto: quel fondo è metà del sapore.
  5. 05Aggiungi al tegame le carni dure (manzo, agnello e maiale) mescola per due minuti perché si insaporiscano nel soffritto, poi versa il vino rimasto e lascia evaporare a fuoco vivo per 5-6 minuti, finché l'odore alcolico non è sparito.
  6. 06Unisci la passata di pomodoro e 250 ml di brodo caldo, aggiusta di sale, abbassa al minimo e copri. Da qui in avanti la scottiglia deve sobbollire appena, con la superficie che si muove piano: la temperatura interna del liquido deve stare intorno ai 90 °C, mai a bollore pieno, altrimenti le fibre si contraggono e la carne resta stopposa.
  7. 07Dopo 45 minuti unisci il coniglio e, se lo usi, la faraona. Mescola, aggiungi brodo caldo se il fondo si asciuga (il liquido deve arrivare a tre quarti dell'altezza delle carni, non coprirle) e prosegui coperto per altri 30 minuti.
  8. 08Aggiungi ora il pollo, la carne più delicata, e cuoci ancora 30-35 minuti. Negli ultimi 15 togli il coperchio e alza appena la fiamma perché il sugo si riduca e si leghi: deve velare il cucchiaio, non colare. In tutto le carni cuociono fra le due ore e le due ore e un quarto.
  9. 09Assaggia e correggi di sale e pepe alla fine, quando il sugo è concentrato: salare all'inizio su un liquido che si ridurrà di un terzo porta quasi sempre a un piatto troppo sapido. Elimina il mazzetto di aromi e gli spicchi d'aglio.
  10. 10Abbrustolisci le fette di pane in forno a 180 °C per 8 minuti, o sulla griglia, e strofinale ancora calde con uno spicchio d'aglio tagliato. Mettine una sul fondo di ogni scodella, coprila con carne e sugo abbondante, e finisci con un filo d'olio a crudo. Lascia riposare due minuti prima di servire.

Gli errori da non fare

Il numero delle carni non è folklore: cinque tipi diversi danno cinque profili di grasso, collagene e tessuto connettivo, e la loro cottura simultanea produce un sugo di complessità impossibile con una carne sola. Se non trovi tutto, la regola pratica è coprire quattro famiglie (un bovino, un ovino, un suino, un avicolo) e aggiungere come quinta il coniglio o la selvaggina da penna. Quello che non puoi fare è compensare con la quantità: due chili di solo maiale non fanno una scottiglia.

La scottiglia migliora il giorno dopo, e la ragione è chimica: il collagene sciolto in gelatina si ridistribuisce e i grassi si legano al sugo raffreddandosi. Preparala la vigilia, tienila in frigorifero e riscaldala a fuoco bassissimo aggiungendo un mestolo di brodo, senza mai portarla a bollore. Il pane, però, va abbrustolito al momento: preparato in anticipo assorbe umidità e diventa gommoso. Sul pomodoro, chi vuole la versione antica ne mette due cucchiai di concentrato al posto della passata e allunga con più brodo: il risultato è più scuro, più asciutto, e mette in primo piano il vino. Evita in ogni caso di infarinare la carne per addensare, che è una scorciatoia da spezzatino lombardo e qui produce un sugo torbido.

Domande frequenti

Quali carni servono per la scottiglia?

Almeno cinque tipi diversi, con l'osso. Le combinazioni tradizionali mettono insieme manzo, agnello, maiale, pollo e coniglio, spesso con l'aggiunta di faraona, piccione o, in zona di caccia, cinghiale. La varietà è la definizione stessa del piatto, non una variante.

Che differenza c'è tra scottiglia e cacciucco?

Sono lo stesso principio applicato a due dispense. Il cacciucco livornese pretende almeno cinque pesci, la scottiglia almeno cinque carni; entrambi cuociono tutto insieme in un unico tegame con vino, aglio, peperoncino e pomodoro, ed entrambi si servono su pane abbrustolito strofinato d'aglio. La scottiglia è infatti chiamata anche cacciucco di carne.

Si può preparare il giorno prima?

Non solo si può, conviene. Dopo una notte in frigorifero il collagene sciolto si ridistribuisce e il sugo guadagna in rotondità. Riscalda a fuoco bassissimo con un mestolo di brodo, senza mai raggiungere il bollore, e abbrustolisci il pane solo al momento di servire.

Ci vuole per forza il pomodoro?

No, e nella versione più antica non c'era: il pomodoro entra nella scottiglia solo nell'Ottocento. Puoi sostituirlo con due cucchiai di concentrato e più brodo, ottenendo un piatto più scuro e asciutto in cui emergono il vino e il fondo di rosolatura. In nessun caso deve diventare un umido rosso.

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