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Glossario

Trafilatura al bronzo

La trafilatura al bronzo è l'estrusione dell'impasto attraverso stampi in lega di rame e stagno: l'attrito con il metallo lascia una superficie ruvida e opaca che trattiene il condimento. Le trafile in teflon, più veloci e più economiche, danno una pasta liscia e lucida da cui il sugo scivola via.

La trafila è il disco forato che dà forma alla pasta: l'impasto di semola e acqua viene spinto sotto pressione attraverso i suoi fori e ne esce spaghetto, rigatone o paccher. Il materiale del disco cambia tutto. Il bronzo, lega di rame e stagno, è tenero e poroso: raschia la superficie dell'impasto e la lascia microabrasa, opaca, farinosa al tatto. Il politetrafluoroetilene, il teflon delle padelle, è antiaderente: l'impasto scorre senza attrito e ne esce liscio, compatto, leggermente lucido. Il bronzo però si consuma, va rifatto o riportato a misura, costa alcune migliaia di euro a trafila e impone una produzione più lenta, perché l'attrito scalda l'impasto e obbliga ad abbassare pressione e velocità. Una trafila in teflon dura anni, non si tocca e triplica la resa oraria: la scelta industriale non è ideologica, è di costo.

Quella rugosità fa due cose. La prima è meccanica: la superficie irregolare offre appigli al condimento, che invece di colare sul fondo del piatto resta attaccato. La seconda è chimica: in cottura una pasta ruvida cede molto più amido all'acqua, che diventa torbida e vischiosa. Quell'acqua è l'emulsionante con cui si manteca in padella, ed è il motivo per cui una cacio e pepe o un'aglio e olio riescono con la pasta di bronzo e falliscono con una pasta liscia. Con un ragù lungo e grasso la differenza si sente molto meno: il bronzo conta dove il condimento è povero.

Sul piano normativo la pasta secca in Italia è regolata dal decreto del Presidente della Repubblica 9 febbraio 2001, n. 187, che riprende l'impianto della legge 580/1967: la pasta di semola di grano duro può contenere soltanto semola di grano duro e acqua, con umidità massima del 12,5 per cento. La dicitura «trafilata al bronzo», invece, non ha una definizione giuridica autonoma: è un'informazione volontaria, soggetta soltanto al divieto generale di pratiche ingannevoli dell'articolo 7 del Regolamento (UE) 1169/2011. Diventa vincolante solo dentro un disciplinare. La Pasta di Gragnano IGP, registrata in Europa nel 2013, impone la trafilatura in bronzo, l'uso di acqua della falda locale e l'essiccazione lenta a bassa temperatura, fra 40 e 80 gradi per un tempo variabile da sei a sessanta ore a seconda del formato.

È proprio l'essiccazione il fattore che il marketing tace e che pesa quanto la trafila. L'industria asciuga a temperature elevate, fino a 90-110 gradi, in due o cinque ore: le proteine si denaturano, la superficie si sigilla, il colore vira all'ambra e la pasta regge benissimo la cottura anche se scotta, ma il sapore si appiattisce e resta una nota vagamente cotta, di cartone. L'essiccazione lenta a bassa temperatura conserva l'odore di grano e una masticazione più elastica, ma pretende semole forti e tempi lunghi. Bronzo più alta temperatura è una mezza misura diffusissima: la superficie è ruvida, il sapore no.

Riconoscerla è facile a occhio nudo. Il colore è giallo pallido, spento, quasi impolverato, non ambrato e lucido; il dito lascia un segno bianco sulla superficie; i tagli non sono perfettamente netti e i formati hanno bordi leggermente sfrangiati; l'acqua di cottura si intorbida in fretta. Il prezzo va dai due ai cinque euro per mezzo chilo contro meno di un euro della pasta industriale, e la differenza è quasi tutta in tempo di essiccazione e qualità della semola. Il consiglio pratico è leggere due informazioni insieme sulla confezione: trafilatura e temperatura di essiccazione. La prima da sola non basta.

Domande frequenti

La pasta trafilata al bronzo è più buona?

Trattiene meglio il condimento e ha una masticazione più ruvida, ma il gusto dipende soprattutto dalla semola e dalla temperatura di essiccazione. Una pasta di bronzo essiccata a 100 gradi in tre ore vale meno di una pasta liscia fatta con grano buono ed essiccata lentamente.

«Trafilata al bronzo» è una dicitura protetta per legge?

No. Non esiste una definizione normativa autonoma: è un'indicazione volontaria soggetta al divieto generale di informazioni ingannevoli del Regolamento (UE) 1169/2011. Diventa obbligatoria solo all'interno di disciplinari specifici, come quello della Pasta di Gragnano IGP.

Perché la pasta al bronzo rende l'acqua di cottura torbida?

Perché la superficie ruvida rilascia molto più amido. Quell'acqua amidacea è preziosa: emulsionata con il grasso del condimento lega la salsa alla pasta. Va conservata un mestolo prima di scolare e usata per mantecare in padella.

Serve cuocerla in modo diverso?

Cede più amido, quindi conviene usare un po' meno acqua e scolare uno o due minuti prima del tempo indicato, finendo la cottura in padella con il condimento. Tende anche a cuocere leggermente più in fretta della pasta liscia di pari formato.

Le fonti

Dove verificare quello che c'è scritto qui sopra.

  • Il regolamento italiano su sfarinati e paste alimentari: definisce che cosa può legalmente chiamarsi pasta di semola di grano duro.

  • L'unico vincolo che pesa su una dicitura volontaria come «trafilata al bronzo»: il divieto generale di informazioni ingannevoli.

  • Gli elenchi e i disciplinari delle indicazioni geografiche italiane, dove la trafilatura in bronzo smette di essere una promessa e diventa un obbligo.